La fotografia femminista contemporanea

Ci sono diversi modi per inviare messaggi che siano forti e chiari ed un settore, che è diventato un veicolo molto potente per comunicare messaggi importanti e creare un mezzo di evasione, è l’arte. Per secoli gli artisti hanno usato il loro mezzo per commentare il clima culturale del giorno, alcuni in modi molto controversi. L’arte ha la capacità di sfidare, attirare l’attenzione, colpire la paura ed aumentare la consapevolezza per argomenti considerati anche poco importanti.

Fotografia di Namsa Leuba

Un argomento importante è sicuramente quello delle connotazioni di genere che pervadono l’ambito delle informazioni e della comunicazione mediatica legate al linguaggio e all’uso/abuso della figura femminile. Secondo Griselda Pollock, esperta di studi femministi nelle arti visive, “un opera è femminista quando sovverte i modi tradizionali attraverso cui vediamo l’arte, quando siamo sedotti in maniera complice dai significati della cultura dominante e oppressiva”.

"Miss Lesbian I", Zanele Muholi, 2009
Miss Lesbian I“, Zanele Muholi, 2009

Il panorama fotografico internazionale non è mai stato così vario e pluralista come oggi, soprattutto grazie a web e social network che hanno abbattuto ogni barriera tra artisti e potenziale pubblico. La democratizzazione dell’accesso allo sguardo ha, però, avuto un duplice effetto: se, da una parte, ha eliminato la mediazione della critica specializzata che fungeva da arbitro del gusto, dall’altra, ha visto il sorgere di un nuovo tipo di censura legata alle policy sulla nudità in alcuni social network.

Fotografia per  "Numéro" di Camilla Akrans
Fotografia per “Numéro” di Camilla Akrans

Infatti, hanno suscitato numerose controversie per avere eliminato immagini artistiche o fotogiornalistiche con un’implicita equiparazione a contenuti pornografici e che però, in questo modo, hanno spinto gli artisti a produrre dei lavori che esplorano proprio i temi della sessualità e del desiderio.

Fotografia dalla serie "The honeymoon" di Juno Calypso
Fotografia dalla serie “The honeymoon” di Juno Calypso

La riappropriazione che passa dagli autoritratti iconici di Cindy Sherman a quelli ironici di Juno Calypso o Arvida Byström; dalla femminilità eterea e fiabesca di Camilla Akrans; alla sensualità palpabile di Amanda Charchian; dall’erotismo giocoso di Ellen Von Unwerth a quello misterioso di Donna Trope; fino alla contestualizzazione della femminilità al di fuori dello sguardo occidentale globalizzante delle immagini di Zanele Muholi, Lalla Assia Essaydi e Namsa Leuba. Il female gaze, che ancora oggi occupa un’ampia porzione della fotografia femminista, non si ferma davanti a segni, imperfezioni, argomenti tabù o luoghi comuni ma mostra l’universo femminile nella sua infinita complessità.

Fotografia di Amanda Charchain
Fotografia di Amanda Charchain

Il lavoro di queste fotografe che mostra il corpo femminile così com’è – sensuale, vulnerabile, idealizzato o nella sua imperfezione – si inserisce, quindi, in un solco più ampio che vuole arricchire il modo di vedere il mondo, liberandolo dagli stereotipi e aggiungendo un altro punto di vista, un punto di vista che per secoli è stato trascurato, censurato, sminuito, dimenticato: quello dello sguardo femminile.

Link

https://www.vogue.it/photo-vogue-festival/exhibition/2016/11/15/the-female-gaze-mostra/?refresh_ce=

https://www.cosmopolitan.com/it/lifestyle/a15952909/femminismo-arte-fotografia-grafica/